Visita alla Casa Circondariale “Malaspina”

 
L’ITCS “Mario Rapisardi” ha aderito al progetto “Il Carcere va a Scuola”. Si tratta di un percorso formativo nato ad opera del Ministero della Giustizia con lo scopo di far conoscere le varie realtà penitenziarie, considerate molto spesso come un sistema distante dalla società. Esso affida agli operatori penitenziari e agli educatori il compito di interloquire con la società, privilegiando il contatto con i giovani che rappresentano i cittadini del domani. Il progetto ha previsto un incontro a Scuola degli alunni delle classi quinte con gli operatori del carcere e, successivamente, una visita presso la struttura penitenziaria.

L’ispettore capo, la responsabile dell’area pedagogica e il direttore della struttura penitenziaria “Malaspina” hanno tenuto un primo incontro informativo sul carcere e sulla sua struttura, soffermandosi anche sulla vita penitenziaria dei detenuti. L’incontro è risultato molto interessante; gli alunni hanno mostrato curiosità ed emozione nell’affrontare l’argomento e la loro partecipazione è stata più che attiva, tanto da prolungare l’incontro a quattro ore, invece delle due previste inizialmente.

Per ragioni di sicurezza, soltanto una delegazione di 16 alunni, accompagnati dalla prof.ssa Maria Assunta La Marca, referente del progetto, dal prof. Calogero Adamo e dalla prof.ssa Marisella Raimondi, il 24 Aprile scorso ha potuto visitare la Casa Circondariale “Malaspina”, dove attualmente sono reclusi più di 220 detenuti. Nella nostra visita siamo stati accompagnati dal direttore, il dott. Angelo Belfiore, dal commissario Michelangelo Aiello, dall’ispettore Filippo Cardillo, dalla responsabile pedagogica, dott. Beatrice Sciarrone, e dagli educatori professionali, Alessandro Falsone e Stefano Granfagnino.

Nonostante l’incontro preventivo ci avesse preparati alla realtà penitenziaria, quel giorno in ciascuno di noi si poteva leggere chiaramente una forte emozione che andava ben oltre la semplice curiosità. Abbiamo potuto visitare la struttura della casa circondariale, compresi i vari laboratori di pittura, di restauro di mobili, di lavorazione del legno, alcune celle dei detenuti, la biblioteca, la sala dei colloqui e perfino il “cellulare” adibito al trasporto della popolazione detenuta.

Soprattutto abbiamo avuto l’occasione di incontrare due detenuti che ci hanno dedicato e letto due lettere cariche di significato morale dalle quali risalta il concetto di libertà, concetto molte volte sottovalutato e a cui non si da importanza e rilevanza, fin quando la detenzione non ne lascia privi. Durante la visita non sono mancati per gli studenti momenti di riflessione, stimolati sia dai carcerati sia dal personale penitenziario, resosi molto disponibile per l’occasione, pronto a soddisfare le domande degli alunni.

Entrambi i detenuti hanno chiesto di far conoscere la realtà del carcere e di coloro che vi si trovano dentro poiché i mass media, alle volte, forniscono solo un’immagine distorta degli istituti e di coloro che vi sono reclusi.

Uno di loro ha detto: “Noi siamo come i morti, l’unica cosa che abbiamo in più è il respiro”. L’altro ha affermato: “I pilastri della vita su cui un uomo si deve basare e improntare il proprio comportamento sono tre, l’onestà, il lavoro e la legalità. Se viene a mancare un solo pilastro, crolla tutto; si rischia di avvicinarsi e andare incontro a situazioni che sembrano gestibili all’inizio, ma che poi diventano totalmente incontrollabili e che portano a fare quello che nessun uomo lucido e onesto vorrebbe mai fare, cioè del male, a se stesso e alla società tramite la delinquenza”.

Ed è per questo motivo che i carcerati invitano noi giovani, “futuro della società”, ad agire sempre secondo retti principi, a non dare per scontata la libertà, a pensare soprattutto alle conseguenze che possono avere le azioni o i modi di vivere. Sono proprio coloro che si trovano a scontare un debito con la giustizia a dire che la loro reclusione è frutto di un coinvolgimento in certe brutte situazioni, con... “amici” che non hanno poi esitato a voltar loro le spalle.

Un carcerato, prima di ritornare in cella, ci ha detto: “Per costruire il mio futuro e quello della mia famiglia ho impiegato una vita piena di sacrifici e rinunce, per distruggerla ho impiegato solo pochi giorni! Ho sbagliato e sto pagando... vi prego, non commettete i miei errori”.

Una riflessione importante è stata fatta dal direttore Angelo Belfiore, il quale si è soffermato sul ruolo del carcere, inteso non solo come luogo dove scontare la pena, ma anche e soprattutto come luogo di rieducazione che insegna al detenuto a vivere secondo i criteri di onestà e legalità.

Per noi ragazzi l’esperienza vissuta ha avuto un alto valore informativo e soprattutto formativo, per questo vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno lavorato per renderla possibile. E’ una di quelle esperienze che fanno riflettere e che lasciano un segno indelebile, è una lezione per la vita.
 

Emanuele Sciortino
Classe V A Mercurio